sabato 23 aprile 2011

Ecce Homo

Di tutta questa storia, che ho ascoltato e letto tante volte, per scelta o mio malgrado, mi ha colpito soprattutto la faccenda dell’amicizia tradita.
C’era quest’uomo carismatico, trascinatore, ammirato, amato. Aveva un gruppo di amici fidati, giovani, forti, che avevano il sogno folle che abbiamo tutti noi giovani, quello di salvare il mondo.
Le cose non sono andate molto bene. Trascinare le folle provando a opporsi al potere non è mai una buona idea. L’uomo carismatico ha iniziato a farsi dei nemici e i nemici hanno corrotto uno dei suoi amici che l’ha tradito.
Lui lo sapeva che sarebbe stato tradito, sapeva anche da chi, ma amava i suoi amici e forse fino alla fine aveva creduto che potessero essere migliori di quello che il destino aveva deciso per loro. Quindi, non era scappato, non si era nascosto. Era rimasto lì a cenare, a bere vino con loro. Però glielo aveva fatto sapere, aveva detto lo so che uno di voi mi tradirà, io lo so, l’ho capito, ma questa è la vita per cui sono nato e non fa niente, non fa niente se un amico, con il quale ho viaggiato, dormito, riso, pianto, mi pugnalerà alle spalle.
Non mi pento di avergli voluto bene.
C’era quest’altro amico, che io ho sempre pensato fosse il suo migliore amico, che era lì a cena e diceva io non ti tradirò mai. E ci credeva, lui non l’avrebbe mai fatto, lui amava quell’uomo carismatico, non avrebbe mai tradito la sua fiducia. E l’uomo carismatico che era condannato a capire e sapere tutte le cose, ha dovuto dirglielo, gli ha detto guarda che anche tu mi tradirai, farai finta di non conoscermi, e non una, tre volte, vedrai, ma non importa, amico, beviamo, mangiamo, stiamo insieme.
E poi è finito tutto male. Hanno arrestato l’uomo, gli hanno fatto un processo, lo hanno condannato a morte.
Il suo amico, il migliore amico, era lì ad aspettare che decidessero che fine far fare all’uomo carismatico che tanto amava. E stava lì, disperato, impotente, distrutto. La gente lo riconosceva, gli diceva ma tu sei quel suo amico, tu eri con lui. Lui era spaventato, terrorizzato, aveva paura di finire in croce, non era mica pronto a morire, non era pronto a salvare da solo il mondo. Allora ha negato, non lo conosco!; una, due, tre volte.
E qui c’è un solo libro di quelli che ti fanno leggere su questa storia che la termina in questo modo. C’è questo libro di Luca che dice che alla terza volta, la terza volta che il suo migliore amico ha negato di conoscerlo, l’uomo carismatico si è voltato, ha cercato il suo volto e l’ha guardato.
Io mi sono sempre immaginata questo momento della vita dell’uomo carismatico come il più triste, il più umano. Lui sapeva come sarebbero andate le cose, ma avrà sperato fino alla fine che potessero cambiare.
In quello sguardo, in quegli occhi feriti che incontrano gli occhi di un amico che gli aveva promesso che non l’avrebbe tradito mai, che gli aveva detto io sarò sempre il tuo migliore amico, io ci sarò sempre per te, in quello sguardo ferito e rassegnato io ci ho sempre letto l’enorme fatica di essere uomini.
E non lo so se, come dicono, quell’uomo carismatico fosse davvero figlio di un dio.
Io so che anche per lui amare ed essere amato non è stato facile.
Come per noi, che promettiamo, ci impegniamo, sbagliamo, tradiamo, ci guardiamo negli occhi, piangiamo e, qualche volta, siamo così divini da perdonare e perdonarci.

“E il Signore, voltatosi, guardò Pietro; e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detta: «Oggi, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, andato fuori, pianse amaramente.” (Luca 22, 61-62)





venerdì 28 gennaio 2011

ORLANDO FURIOSO - Proemio

Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l'ire e i giovenil furori
d'Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.

Dirò d'Orlando in un medesmo tratto
cosa non detta in prosa mai, né in rima:
che per amor venne in furore e matto,
d'uom che sì saggio era stimato prima;
se da colei che tal quasi m'ha fatto,
che 'l poco ingegno ad or ad or mi lima,
me ne sarà però tanto concesso,
che mi basti a finir quanto ho promesso.

Piacciavi, generosa Erculea prole,
ornamento e splendor del secol nostro,
Ippolito, aggradir questo che vuole
e darvi sol può l'umil servo vostro.
Quel ch'io vi debbo, posso di parole
pagare in parte e d'opera d'inchiostro;
né che poco io vi dia da imputar sono,
che quanto io posso dar, tutto vi dono.

Voi sentirete fra i più degni eroi,
che nominar con laude m'apparecchio,
ricordar quel Ruggier, che fu di voi
e de' vostri avi illustri il ceppo vecchio.
L'alto valore e' chiari gesti suoi
vi farò udir, se voi mi date orecchio,
e vostri alti pensieri cedino un poco,
sì che tra lor miei versi abbiano loco.